Discografia

Piano trio The Things that Remain

The Things that Remain

La registrazione dell’ultimo brano inedito composto ed eseguito dal Maestro Ezio Bosso, scomparso il 14 maggio 2020, e che dà anche il titolo al docufilm di Giorgio Verdelli “Ezio Bosso. Le Cose Che Restano”, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film, Rai Cinema e distribuito da Nexo Digital nelle sale cinematografiche italiane il 4/5/6 Ottobre 2021.

 

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Pensando a Ezio, uno dei ricordi più forti che mi restano è una mail inviata nell’ottobre del 2011 a me e pochi altri intimi. L’oggetto era “The Things That Remain”. 

Nella mail Ezio scriveva:

“And The things that Remains è un nuovo progetto a cui sto lavorando. Mi piacerebbe condividerlo con te e chiederti di prendere parte al processo di ispirazione pubblicando – qui o nella mia pagina personale – un elenco, pensieri, foto o dipinti o qualunque cosa tu preferisca che rappresenti per te “Le cose che rimangono”. Ti piacerebbe giocare con me?”.

Successivamente, partendo da quell’idea così semplice e complessa allo stesso tempo, Ezio compose un brano per piano trio. Lo suonò in rarissime occasioni e, per diversi motivi, non lo pubblicò né lo registrò mai. 

Qualche anno dopo, la sua casa discografica gli chiese di pubblicare una raccolta che intitolò “…. And the Things That Remain: From 2004 to the present day”. Quella pubblicazione, forse volutamente o forse no, coincise con la chiusura del capitolo “Bosso compositore” e diede vita al nuovo percorso artistico di Ezio: la direzione d’orchestra (“The Roots, A Tale Sonata” è stata pubblicata nel 2018 ma la prima versione fu composta nel 2012).

Nel descrivere la raccolta Ezio citò proprio la composizione per piano trio:

“… è il titolo di un trio per violino, violoncello e pianoforte che ho scritto poco tempo fa. Riguarda quel pensiero, quella domanda che a un certo punto ci facciamo, inevitabilmente: cosa resta di tutto alla fine, cosa resta dopo? Cosa rimane di noi e cosa ci è rimasto….

È un trio che sono ancora pudico a far sentire, perché è nato nel silenzio più assoluto. E quel silenzio, come al solito, ha posto quelle domande a chi era intorno a me e a chiunque potessi farle.

Un giorno spero di farvi sentire quel trio… And The Things That Remain. Buon viaggio.”

A fine luglio di quest’anno, proprio a pochi giorni dalla chiusura del montaggio del documentario di Giorgio Verdelli, cercando materiali da inserire nel docufilm ho trovato un hard disk malandato. L’ho collegato al PC e tra le cartelle presenti me ne è balzata all’occhio una: “things”. 

Conteneva la registrazione di quel brano.

Dato che un titolo ancora non c’era, come tributo a quel regalo che il “destino” ci ha voluto fare, con Giorgio abbiamo voluto intitolare il documentario “Ezio Bosso. Le Cose Che Restano”.

Forse la registrazione non è perfetta come Ezio avrebbe voluto e forse proprio per quello Ezio non ha mai voluto renderla pubblica ma oggi, dove ogni sua parola e nota ha un valore ancora più importante rispetto a ieri, riteniamo più che giusto condividere con voi l’ultima registrazione di un brano inedito di Ezio (salvo magari un hard disk con terabyte di musica inedita ma del quale ve lo giuro non so nulla!).

Questa pubblicazione chiude un cerchio iniziato esattamente 10 anni fa, ma allo stesso tempo aggiunge spessore a un percorso in continua evoluzione: The Things That Remain è nato come un progetto di condivisione, è diventato una composizione per piano trio, si è trasformato in una piattaforma on-line www.thingsthatremain.it, ha ispirato il docufilm su Ezio e oggi diventa un brano inedito che racchiude i dubbi, le paure ma anche le immagini, meravigliose e potenti, che hanno scandito gli ultimi anni di Ezio.

Perché non mi stuferò mai e poi mai di ripeterlo: “It’s never over”.

….e quindi, buone cose che restano a tutti noi.

Tommaso Bosso
Settembre 2021

Registrato dal vivo nel 2012

Ezio Bosso: Piano
Giacomo Agazzini: Violino
Relja Lukic: Violoncello

Audio restaurato e mixato da Giovanni Corona al SoundHouse studio, Torino
www.soundhouse.it

Copertina: Mauro Ciocia
Foto: Sonia Ponzo, www.soniaponzo.com

Buxus Edizioni

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Ezio Bosso - a life in music

A Life in Music

Cofanetto con le 15 registrazioni esistenti dal 2004 al 2020.
All’interno un libretto che raccoglie alcune foto inedite degli anni giovanili di Ezio Bosso e le testimonianze degli amici musicisti.

In questi mesi di pandemia, in cui non è stato neppure possibile un saluto popolare al Maestro e all’uomo Ezio Bosso, in cui la musica, unica “cura” e “azione politica e sociale” in cui ha sempre creduto, ha subito sempre per prima il peso delle restrizioni sanitarie, purtroppo le parole di Bosso pensatore sono state più presenti dell’unica cosa per cui egli ritenesse davvero sensato vivere e per cui ha sempre coerentemente vissuto in prima linea, spendendosi senza riserve: la Musica.

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Questo cofanetto vuole modestamente riposizionare l’attenzione sulla musica, disciplina solo apparentemente immateriale, ma per Ezio invece prassi quotidiana del “metterci le mani”, fosse per spellarsi i polpastrelli fino a farli sanguinare con il contrabbasso in mano, da supremo solista virtuoso o da disciplinato musicista nelle file di un’amata orchestra; poi da compositore vero, che non ha mai abusato della facile comunicativa del principio di ispirazione – “L’ispirazione non esiste” diceva – puntando invece con forza sui principi di disciplina, studio e professionalità. Quindi come “pianista all’occorrenza”, sempre in fuga da quello stereotipo romantico che lo aveva inchiodato a Sanremo ad una popolarità che viveva come indebita intromissione nel suo privato, nella sua identità “di persona e non personaggio”, nelle semplificazioni in cui non si riconosceva, nei tanti preconcetti che portò con sé in un mondo accademico ancora tutto da conquistare, ben lontano dal riconoscimento postumo di ideale homo novus tributatogli alla fine. Per ultimo il sogno dell’adolescenza e della giovinezza finalmente realizzato, nonostante un percorso tutto ad ostacoli, da quelli economici ai cliché di settore: la direzione d’orchestra, prima solo sulle proprie composizioni, nel ruolo più tradizionale di compositore-direttore, quindi finalmente sul grande repertorio che scorre a tutti noi nelle vene, anche quando non lo sappiamo, quella “musica libera” nota ai più come musica classica. Nel momento di maggiore debolezza fisica, ma mai psicologica, Ezio Bosso ha raggiunto il traguardo per cui aveva sempre lottato: il podio, “la bacchetta magica”, l’orchestra per lui sempre e solo “metafora di una società ideale, ove la partitura è la nostra costituzione e ognuno è chiamato a travalicare il proprio ego per mettersi al servizio del bene comune, dove chi sta davanti non è necessariamente il più bravo ma quello che può lavorare di più per e con gli altri. Dove chi sta dietro non è il più somaro, ma colui che spinge tutti insieme. Dove ognuno deve fare il suo dovere per l’esito finale, anche il pubblico, musicista silenzioso che con il suo silenzio, la sua attenzione, i suoi respiri contribuisce a creare il nostro suono, la nostra firma”.

Una direzione d’orchestra di stampo unico, di nuovo vissuta nella filosofia del metterci le mani, sempre e comunque: dalla meticolosa scelta dell’edizione alla precisa scelta di mettere le arcate parte per parte, senza mai un assistente musicale al suo fianco, dalle prove infinite e possibilmente aperte al pubblico sin dalla prima lettura, perché nulla fosse nascosto, nemmeno gli errori, di cui mai vergognarsi, perché sono parte necessaria del percorso; fino allo studio meticoloso della partitura, dei carteggi dell’autore, del milieu, un patrimonio di conoscenza da trasmettere e svelare sempre, a parole e nella potenza espressiva dell’orchestra perché “quando vuoi suonare tutti gli strumenti, allora devi dirigere l’orchestra”.

Così nel corredo fotografico e nelle interviste dialoganti con Relja Lukic, Giacomo Agazzini e il Quartetto d’Archi di Torino si ripercorre la lunga storia di un artista che ha vissuto cento vite, che nell’inesausta ricerca della perfezione si è consumato in ogni sperimentazione con un eclettismo rinascimentale, eroico nello sforzo, nella necessaria negazione del proprio passato ogni volta che sentiva la necessità di reinventarsi per andare oltre e ancora oltre, chiedendo ai suoi compagni di viaggio una dedizione infinita, un impegno che non conoscesse fatica o stanchezza, fino a quell’agognato podio. Un podio vissuto con una “responsabilità” etica rara e con una comunione così assoluta coi compagni, amici musicisti da poter consentire la replica delle sue adorate Metamorfosi di Richard Strauss a podio vuoto pochi mesi dopo la sua scomparsa.

Un ritratto umano e artistico che svelerà quelle radici nascoste, a cui ha dedicato musica e album in memoria del padre, e che oggi sono le radici della sua musica e della sua unicità intellettuale nel panorama musicale odierno.

Sony Classical ringrazia la famiglia Bosso e soprattutto Tommaso Bosso, amministratore del lascito intellettuale del Maestro, per il prezioso contributo iconografico inedito.

CD List

  1. Quartet No.3 The Way of 1000 and One Comet
  2. Violino Concerto No. 1 “EsoConcerto”
  3. String Quartet No. 5 “Music for the Lodger”
  4. Seasong 1 To 4 and Other Little Stories
  5. Road Signs Variations
  6. Symphony No. 1 “Oceans”
  7. Six Breaths
  8. Symphony No. 2 “Under the Trees’ Voices”(Live)
  9. Music For Weather Elements
  10. The 12th Room
  11. …and the things that remain
  12. The Venice Concert
  13. StradivariFestival Chamber Orchestra
  14. The Roots (A Tale Sonata)
  15. Grazie Claudio!
  • Etichetta: Sony Classical
  • Data uscita: 4/12/2020
  • Num. CD: 21

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Grazie Claudio!

Grazie Claudio!

Ezio Bosso dirige “Grazie Claudio!”
Concerto evento di Mozart14 per i cinque anni dalla scomparsa di Claudio Abbado.

Il 20 Gennaio 2019 cinquanta musicisti dalle migliori orchestre di tutto il mondo, alcuni veri e propri caposaldi del percorso abbadiano, risposero alla chiamata di Ezio Bosso e dell’associazione Mozart14 di Alessandra Abbado per unirsi a giovani talenti della European Union Youth Orchestra e agli amici della Europa Philharmonic Orchestra fondata dal Maestro Bosso, in una grande orchestra senza nome per ricordare in musica e amicizia i cinque anni dalla scomparsa del grande Maestro milanese nell’auditorium Manzoni di Bologna.

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Un evento unico nel suo genere che, nel totale rispetto dei principi abbadiani, lo ricordò con gioia, senza retorica, col piacere di ritrovarsi dopo lunghe carriere spesso distanti, omaggiandolo prima di tutto con quella qualità assoluta che egli ha sempre chiesto ai suoi musicisti.

Keith Pascoe, Jörg Winkler, Luca Franzetti, Jacques Zoon, Etienne Abelin sono solo alcuni dei nomi che, da prime parti, parteciparono al grande concerto di Bologna, felici sotto la bacchetta di Ezio Bosso, spesso loro ex collega, oggi direttore dopo un lunghissimo percorso di studio e attività nelle più importanti orchestre del mondo. E molti di loro oggi fanno parte a tutti gli effetti della grande comunità aperta detta Europa Philharmonic Orchestra, vera incarnazione dei principi etici, culturali e musicali di Bosso, protagonista di due album Sony distribuiti in tutto il mondo e del fortunatissimo format televisivo, creato da Bosso stesso, “Che Storia è la Musica”, nonché di molti concerti nelle migliori stagioni.
Il concerto bolognese fu sold out sin dalle prove aperte e, incentrato su un repertorio pienamente condiviso con tutti i musicisti, com’è consuetudine di Bosso, si configura, allora come oggi, come un vero omaggio corale di tantissimi professionisti ad una stagione musicale che vide l’Italia in primissimo piano nel panorama culturale europeo. Un programma dunque perfetto per carezzare la memoria di Abbado e un inedito e divertente Pierino colorato da un tocco di borbonica ironia nella voce sorridente di Silvio Orlando al suo esordio in questo ruolo narrante.

“Il concerto Grazie Claudio! è stato organizzato dall’Associazione di Promozione Sociale Mozart14 per ricordare Claudio Abbado nel quinto anniversario dalla sua morte. Per ringraziarlo di averci illuminato sui tanti aspetti – compresi quelli benefici – della musica, alla quale ha sempre voluto avvicinare tutte le persone: chi già la conosce e chi ancora non la conosce, ma soprattutto chi si trova in condizioni di disagio sociale e di sofferenza.
Per ringraziarlo di avere intrapreso iniziative che fanno entrare la musica al chiuso di un ospedale pediatrico, per diventare terapia; all’interno – semi irraggiungibile – di un carcere, per diventare occasione per ritrovare sé stessi e momento di ascolto e collaborazione con gli altri.
Per averci fatto capire la forza aggregatrice della musica, che è linguaggio universale, che non conosce confini, culturali o geografici, e nemmeno barriere, siano muri materiali o pregiudizi. La musica, che è libertà di espressione. Esercizio all’ascolto.
Il ringraziamento di Mozart14 si unisce a quello degli oltre 4000 bambini che hanno beneficiato della musicoterapia di Tamino mentre erano in cura in ospedale; degli oltre 600 detenuti che hanno cantato nel Coro Papageno in carcere; dei ragazzi che hanno composto canzoni al minorile durante le sedute di song writing Leporello; dei tanti bambini e adolescenti sordi e con disabilità sensoriali che hanno scoperto la propria voce frequentando i laboratori di ritmo e vocalità di Cherubino.”

Alessandra Abbado
Presidente Associazione di Promozione Sociale Mozart14

  • G. Rossini Ouverture, Barbiere di Siviglia;
  • S. Prokofiev Pierino e il Lupo Op. 67, narratore Silvio Orlando;
  • L. van Beethoven Sinfonia N. 7 in la Maggiore Op.92;
  • Etichetta: Sony Classical
  • Data uscita: 24/01/2020
  • Num. CD: 1

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The Roots - A tale Sonata

The Roots (A Tale Sonata)

Musiche di: Bosso, Arvo Pärt, J.S. Bach, Messiaen e Beethoven.
Registrato a Novembre 2017 all’Auditorium Giovanni Arvedi di Cremona.

Prima o poi c’è un momento nella vita in cui iniziamo a riflettere intensamente sulle nostre radici. Spesso coincide con la perdita di una radice per noi essenziale, ad esempio la scomparsa di un genitore, come è successo a me. È mancato mio padre, e la sua mancanza mi ha fatto pensare alle mie radici. Mi sono quindi fermato a riflettere: ma cosa sono le nostre radici? Senza dubbio qualcosa di meraviglioso. Da ragazzi pensiamo siano un ostacolo; crescendo intuiamo invece che sono proprio loro a renderci indipendenti. E’ da adulti che scopriamo in noi la forza di poter mettere radici ovunque vogliamo, ad esempio creare una famiglia o una rete di importanti relazioni, come fanno gli alberi.

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Senza dubbio la radice è nella forma sonata; da lì è nata la mia Sonata per pianoforte e violoncello in quattro movimenti. L’ho completata poco tempo prima delle sessioni di registrazione di questo album, dopo una lunga gestazione di tre anni, perché era mia ferma intenzione inserirvi ogni mia radice. Ho utilizzato esattamente la forma della sonata, sia la forma-sonata nel primo movimento sia la struttura della sonata, cioè un adagio iniziale che si trasforma e diventa un presto nel finale. Inizia con un pensiero e il primo movimento si intitola “Very slow, like a funeral march”, come una marcia funebre; ma quella marcia si evolve e nel corso della sonata succede qualcosa, anzi molto, perché le nostre radici una volta scoperte ci liberano.

Musica per scoprire le mie radici musicali, musica per scoprire quelle di altra musica. Ad esempio del minimalismo. Una, secondo molti, è Fratres, un brano del 1977 di Arvo Pärt, dove il compositore va a sua volta alla ricerca delle proprie radici. Lo compone in un monastero utilizzando come guida una sequenza di numeri radicali che si ripete a specchio. È la radice che torna.

Poi, com’è ovvio, Bach, la radice della mia Sonata per pianoforte e violoncello e non solo: le radici del credere perché la fede è una forma di radice conquistata. La fede di Bach, che è fede assoluta nella musica e nel cristianesimo, si sente quintessenziata nei corali Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ e Wenn wir in höchsten Nöten sein.

Le nostre radici possono essere anche l’ancora di salvezza a cui aggrapparci nei momenti peggiori della vita. Olivier Messiaen nell’estate del 1940 è un in campo in Germania di prigionieri di guerra e si affida alla radice cristiana; compone la Louange à l’Éternité de Jésus che è parte del Quartetto per la fine dei tempi, una fra le opere strumentali più belle del ‘900.

Bach, Messiaen, Pärt sono tutte radici che ascolterete nella mia Sonata per pianoforte e violoncello, dove ne potete scoprire anche altre due. La prima è costituita da un mio piccolo brano che ha per titolo Dreaming Tears In A Crystal Cage, dedicato a John Cage e sono sicuro che ne capirete il perché. Parla di quando ci si sente in una gabbia e delle lacrime che tratteniamo, quelle che ci scorrono dentro invece di uscire dagli occhi. La seconda è Beethoven. Non potevo non incidere quell’ Adagio sostenuto della Sonata per pianoforte “Al chiaro di luna” di che mi fatto diventare un musicista; ancora bambino, andai di nascosto dai genitori ad acquistarne la partitura.

In Inghilterra spesso si celebra chi è mancato raccontando vicende che lo hanno coinvolto e cantando tutti insieme; uno fra i tanti modi per recuperare le radici. Si chiamano “mourning parties”, gioco di parole fra mattino, “morning”, e addolorarsi, “mourning”. “Mourning”, addolorarsi, è solo una “u” in più di “morning”, mattino. Si ricorda e intanto si fa festa. Il secondo movimento della mia sonata, il trio, è esattamente il ricordarsi delle origini. Il terzo movimento, lo scherzo, allude a quando non accetti le tue radici e provi a scappare, ma la fuga poi di fatto non riesce. Fino ad arrivare a quella liberazione dove tutto si unisce, il quarto e ultimo movimento, allegro molto, dove si scopre la vera radice: essere connessi l’uno con l’altro come possono esserlo le radici degli alberi. Buon ascolto.

Ezio Bosso

Disco: 1

 1. Arvo Pärt, Fratres
 2. J.S. Bach, Ich ruf’ zu dir, Herr Jesus Christ , BWV 639
 3. J. Cage, Bagatelle No.3: Dreaming Tears in a Crystal Cage
 4. O. Messiaen, Quatuor pour la fin su temps: Louange à l’Éternité de Jésus
 5. J.S. Bach,  Wenn wir in höchsten Nöten sein, BWV 641
 6. L. Van Beethoven, Piano Sonata No.14 in C- Sharp Minor, Op.27 No.2 “Moonlight”: Adagio sostenuto
 7. J.S. Bach, Sonata for Cello and Piano, BWV 1027: Andante

Disco: 2

1. Ezio Bosso, Adagio molto (Like a Funeral March)
2. Ezio Bosso, Trio, dolcemente (Remembrances, a Mourning Song)
3. Ezio Bosso, Scherzo, presto (A Radication Will)
4. Ezio Bosso, Finale, allegro molto ma giusto, presto con fuoco

Ezio Bosso, pianoforte
Relja Lukic, violoncello

  • Etichetta: Sony Classical
  • Data uscita: 9 Novembre 2018
  • Num. CD: 2

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Amazon Ezio Bosso Stradivarifestival Chamber Orchestra

Ezio Bosso StradivariFestival Chamber Orchestra

Una delle cose che la musica mi ha insegnato e regalato è che non si smette mai di imparare e scoprire. Una catena che spinge a trascendere e apprendere. È questa curiosità che ti salva e ti cambia la vita, ogni volta che la sperimenti. Ti obbliga a metterti in dubbio e quindi in gioco, a essere umile per essere sempre al servizio di un vero mistero; a farti incuriosire qualsiasi cosa accada, ad ascoltare e ascoltarti, a essere pronto a imparare, da tutto e da tutti.

La musica non è nata come linguaggio a se stante ma come forma di trascrizione. Anzi la musica è l’unica forma di trascrizione del tutto, dell’universo esistenziale che va dalla scienza alle esperienze umane ed emotive. È così forte e importante da essere l’unica forma d’arte in grado persino di trascrivere se stessa.

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Tolstoj diceva che la musica è la stenografia dell’emozione. Dirò di più, la musica trascrive tutto: è nata per trascrivere i suoni della natura, è diventata nello scorrere dei secoli persino un modo per tradurre opinioni, anche sociali o religiose. La musica si “trascrive” ogni volta che viene eseguita: quando ad esempio suono al pianoforte un brano di Bach, immediatamente ciò che eseguo diventa trascrizione, pur non cambiando nemmeno una nota dello spartito, e la ragione è semplice: Bach non aveva nemmeno lontanamente potuto immaginare il suono del pianoforte moderno. Per questo il primo cd di questo album e dedicato proprio al principio della trascrizione. La trascrizione è la natura stessa della musica.

Il secondo cd contiene la Serenata per archi in Do Maggiore di Ciaikovsky. È una composizione magnifica che rimane incredibilmente poco frequentata. Anche questa Serenata è una forma di trascrizione e scoprirete perché.

Ezio Bosso

Disco: 1

1. Alessandro Marcello – Johann Sebastian Bach – Ezio Bosso Adagio
2. Pyotr Ilyich Ciaikovsky – Ezio Bosso Ottobre, da Le Stagioni, Op.37a
3. Ezio Bosso In Her Name, The Sea Rain
4. Johann Sebastian Bach Arioso, dal Concerto per clavicembalo e archi in fa minore, BWV 1056
5. Ezio Bosso  Split, Postcards from Far Away (The Tea Room)
6. Johann Sebastian Bach – Alexander Siloti – Ezio Bosso  Preludio in si minore BWV 855a n. 18
7. Ezio Bosso Rain, In Your Black Eyes
8. John Cage 4′33″ I
9. John Cage 4′33″ II
10. John Cage 4′33″ III

Disco: 2

Pyotr Ilyich Ciaikovsky Serenata per archi in Do Maggiore, Op. 48

1. Adagio molto (Like a Funeral March)
2. Trio, dolcemente (Remembrances, a Mourning Song)
3. Scherzo, presto (A Radication Will)
4. Finale, allegro molto ma giusto, presto con fuoco

  • Etichetta: Sony Classical
  • Num. CD: 2
  • Registrato dall’1 al 3 febbraio 2018 presso l’Auditorium Giovanni Arvedi in Cremona

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Mondadori

 

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The Venice Concert

The Venice Concert

Le radici di alcuni alberi hanno lo stesso volume del tronco e dei rami o si connettono a quelle degli alberi vicini forse per un aiuto reciproco.
Pensieri che mi hanno spinto a chiedermi quali siano le radici della mia musica.Questo non è (solo) un disco per me; rappresenta proprio l’essenza di tutto ciò che accade quando faccio musica. C’è la fortuna di poter vivere la musica.
C’è la quintessenza della mia fortuna, come venisse racchiusa in uno scrigno prezioso. C’è ogni sfumatura della magia che è fare quello che faccio. Forse per questo mi piace il termine che si usa per indicare il disco in inglese: album. Perché album significa tante cose. Immaginate quell’album di fotografie di un tempo, quello che raccontava la storia di un avvenimento, o di una famiglia, o di una persona. Ecco, così in fondo capisco meglio perché i dischi si debbano chiamare album. Non nella loro accezione più superficiale in quanto mere raccolte di brani, ma perché racchiudono storia, sentimenti profondi, tempo, luoghi perduti o cambiati: e i nostri occhi viaggiano dentro gli scatti che essi contengono.

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La musica ci dà la possibilità persino di viaggiare nel tempo, di ritrovarci a centinaia di anni di distanza, in luoghi visti dagli occhi di una donna o di un uomo di quel tempo che li regala ad un altro essere umano, di oggi. E in qualche modo i dischi, ancor più dei concerti, ci fanno partecipare al momento stesso in cui quel viaggio viene messo in atto.
Infatti qui c’è proprio tutto. Proprio perché non è (solo) un disco: questo è un concerto, e quindi è andare a quel concerto, in qualche modo. È un luogo, è una storia composta da tante storie. Io vivo la musica come una responsabilità e anche la scelta di un programma di concerto per me è parte di quella responsabilità. Dunque come ha avuto inizio questa esperienza che ora avete tra le mani? Con gli amici dell’Orchestra Filarmonica della Fenice che circa un anno prima del concerto che state per ascoltare – o che avete già ascoltato – sono venuti a trovarmi dicendomi “Vogliamo lavorare con te e faremo di tutto per farlo”. Ci sono riusciti, anche se durante quel primo incontro io non sapevo ancora se sarei riuscito a dirigere un programma intero. Circa sei mesi dopo ci siamo rivisti in un albergo di Mestre e mi hanno detto che loro erano pronti; io ho risposto che non sapevo se lo fossi già, ma lo avrei comunque fatto.

Ezio Bosso alla Fenice
Come sempre, ritengo fondamentale chiedere agli altri che cosa desiderano fare insieme a me. E da questo principio è nata la loro richiesta: la Sinfonia n.4 Op. 90 di Mendelssohn detta “Italiana”, oltre a qualcosa di mia composizione. Allora ci ho pensato e ho proposto Bach, Bosso e Mendelssohn. Strano connubio, vero? Invece, senza Mendelssohn, Bach sarebbe stato dimenticato. Dopo la morte, per tante ragioni, le sue partiture si persero o furono dimenticate. Però Felix amava Bach, per lui era un esempio e un capostipite esattamente come lo era Beethoven: oltre a suonare, dirigere e comporre musica straordinaria, il nostro Felix faceva anche parte dell’unico coro che ai suoi tempi cantava ancora Bach. Proprio questa attività gli ha dato accesso alla partitura della Passione secondo Matteo, che poi ha ricostruito e che alla prima esecuzione ebbe un tale successo da far sì che le partiture di Bach tornassero in circolazione. In più Mendelssohn per Bosso è come un fratello. Sono un mio punto di riferimento il suo uso e la ricerca di nuovi timbri; è un uomo che ha segnato grandi cambiamenti, in fondo è lui che contribuisce in modo determinante allo sviluppo del romanticismo plasmandolo dalle regole del comporre ancora classiche.
Da Mendelssohn arriviamo poi dritti a “Esoconcerto”, il primo concerto per violino e orchestra che ho scritto, basato sui tre principi della creazione e i tre principi del concerto, la rappresentazione di un percorso iniziatico: quello di ogni creatore di arte.
In “Esoconcerto” ci sono diverse cose nascoste. Ve ne svelo due. Una è il mio amato Bach, e il suo amore per il Vivaldi dei concerti per violino. L’altra è che proprio al suo interno c’è un omaggio a un concerto che ha rivoluzionato la storia dei concerti per violino: il Concerto Op. 64 in mi minore… di Mendelssohn. Dunque come per magia, l’ultimo arrivato fa da ponte tra gli altri due. E in fondo è così perché noi interpreti siamo soprattutto ponti, da ieri con l’oggi e con il domani.
Vi ho citato Vivaldi e l’amore di Bach per la sua musica: e Vivaldi era di Venezia. Così ho scelto il terzo Brandeburghese di Bach che è uno dei concerti più vivaldiani fra i suoi, e con gli amici dell’orchestra ho lavorato a un suono che legasse l’antico alla modernità degli strumenti che usiamo, rispettando sonorità e arcate dei tempi di Bach, ma mantenendo quel senso di ricerca sperimentale sempre presente in questi concerti. C’è anche un altro piccolo aneddoto divertente, sulla passione di Bach per Vivaldi. Bach trascriveva tante cose del Veneziano al punto che trascrisse per organo un adagio famosissimo, allora come oggi, l’adagio di un concerto per oboe, ma sì…dai…quello di “Anonimo veneziano”! Peccato che Bach si fosse confuso, e che quel concerto non fosse di Vivaldi ma di Alessandro Marcello! Allora ho deciso di fare un’improvvisazione sulla trascrizione bachiana, come cadenza dell’adagio. Per onorare la città che mi ospitava ma anche per sorridere, per pensare a Bach e a quanto volesse essere veneziano.

Ezio BOSSO & Sergej KRYLOV

Quanta Venezia, essendo tra l’altro anche Bosso diplomato a Venezia…Ma qui arriviamo a quanto l’Italia abbia influenzato capolavori, oltre che averne prodotti. La sinfonia “Italiana” è proprio una visione dell’Italia, i suoi quattro movimenti sono descrizioni del viaggio di Mendelssohn in Italia. Nel 1829 Mendelssohn e sua moglie partono infatti per quello che veniva chiamato il Grand Tour, una moda esaltata da Goethe, in parole povere il più grande intellettuale del tempo. Non si era artisti completi se non si visitava l’Italia, a parer di Goethe. Venezia, Firenze, Roma, Napoli le città principali. Ed ecco che durante questo viaggio il nostro scrive questa sinfonia che verrà poi eseguita nel 1833 a Londra, dove vive Bosso tra l’altro…
Le note sono l’ultimo gesto di un uomo, del tempo che vive, delle sue tradizioni e per noi interpreti diventano il primo gesto per farlo incontrare a chi ci ascolta. Siamo un tramite. Per questo oltre al pensiero musicale bisogna studiare l’epoca, le idee del compositore e anche le sue esperienze. Bisogna studiare gli strumenti come funzionavano a quel tempo per farli viaggiare con quelli di oggi. Studiare la musica è un’opportunità per studiare tutto.
E con Mendelssohn e questa sinfonia è persino facile. Tra le lettere che scrive alla sorella, nei suoi appunti, egli ci indica i sentieri da seguire nella partitura. Il primo movimento lo definisce l’impatto con la luce d’Italia, la sua frenesia, la gioia, la complessità. Nel chiaroscuro di quel capolavoro di dolore e speranza che è l’Andante con moto, egli stesso racconta di aver assistito con stupore a un funerale a Napoli e di come lo impressionasse quel cupo nero di tutti che poi lasciava spazio a quella luce immensa e a quella speranza di vita che vedeva intorno. Mentre è a Venezia racconta di una poesia sulle fate scritta proprio lì da Goethe e da cui prende spunto per l’ambiente magico nel minuetto, il terzo tempo. Poi va di nuovo al sud dove assiste al rito dei tarantolati e si crea il saltarello… Anche tutto questo è dentro quelle note, fa parte del nostro studiare.
Ma pur avendo in sé sempre una storia, la musica è essa stessa la storia più bella: “ci sono più cose in cielo e in terra che in tutta la tua filosofia”, come dice Amleto al buon Orazio. Infatti, insomma, questo non è (solo) un disco. Ma un racconto, un viaggio, uno spazio in cui entrare: e un concerto a cui partecipare.
Poi c’è l’idea di suono, quello che ascolterete qui: non solo ascoltare ma anche partecipare è una filosofia che accompagna tutte le registrazioni che faccio. Le registrazioni penso siano soprattutto un’opportunità per continuare a far musica e crescere. Puoi portare il respiro da quel momento passato al tuo oggi. Perché la musica è una fortuna che va condivisa.

Per tutto ciò, questo non è (solo) un disco. Contiene troppe cose: la passione di settanta persone, di un solista meraviglioso, e la storia di ognuno di noi. Contiene il Settecento, l’Ottocento, il 2004, il 2016. Per me ogni volta che suono è una rinascita, ma in questo caso è davvero un nascere di nuovo. Quel giorno ce l’ho fatta, grazie a tutti i miei compagni di viaggio. Qui c’è la musica da cui provengo e quella che ho generato, e c’è ancora tanto da scoprire. Ma non a caso tutto ciò è avvenuto in un teatro che ha proprio il nome adatto, per un album magico dedicato alla musica che ha il potere di far rinascere qualcosa ogni volta che viene suonata. Come questo album ogni volta che verrà suonato avrà il potere di far rinascere quella rinascita.
Benvenuti al teatro più bello del mondo, dunque, benvenuti alla Fenice.

Ezio Bosso

JOHANN SEBASTIAN BACH
Concerto Brandeburghese n.3 in Sol Maggiore BWV 1048
– (Allegro) 
– Adagio 
(Cadenza improvvisata al cembalo sulla trascrizione di J.S. Bach dell’Adagio dal Concerto per oboe di Alessandro Marcello)
– Allegro

EZIO BOSSO
Concerto per Violino n.1 “Esoconcerto”
(Nuova versione per violino, orchestra e timpani)
– Allegro molto
– Adagio
– Presto con fuoco

Sergej Krylov: Violino

FELIX MENDELSSOHN BARTHOLDY
Sinfonia n.4 in La Maggiore Op.90 “Italiana”
– Allegro vivace
– Andante con moto
– Con moto moderato 
– Saltarello. Presto 

Orchestra Filarmonica della Fenice
Sergej Krylov: Violino (Tracks / tracce 4-6)
Ezio Bosso, Direttore d’orchestra / Direzione d’orchestra e clavicembalo (Tracks / tracce 1-3)

Registrazione dal vivo effettuata il 17 Ottobre 2016 nel Teatro La Fenice di Venezia

  • Etichetta: Sony Classical
  • Data prima uscita: 18 novembre 2016
  • 2Cd+Dvd

Disponible su:

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Disponibile per il noleggio

  • 1 Vln. solo
  • 6 First Violins
  • 6 Second Violins
  • 4 Violas
  • 4 Cellos
  • 3 Double Basses
And The Things That Remain

...And The Things That Remain

from 2004 to the present day

And The Things That Remain è il titolo di un trio per violino, violoncello e pianoforte che ho scritto poco tempo fa. Riguarda quel pensiero, quella domanda che a un certo punto ci facciamo, inevitabilmente: cosa resta di tutto alla fine, cosa resta dopo? Cosa rimane di noi e cosa ci è rimasto?
È un trio che sono ancora pudico a far sentire, perché è nato nel silenzio più assoluto. E in quel silenzio, come al solito, ho posto quelle domande a chi era intorno a me e a chiunque potessi farle. Ho anche iniziato a collezionare fatti degli altri. Ho raccolto e sto ancora raccogliendo parole e persino testimonianze, qualsiasi cosa – anche oggetti – avesse il senso di una riposta per le persone a cui mi rivolgevo: fotografie, poesie, lettere, suoni, pitture. Forse le cose più toccanti sono le vecchie fotografie che ritraggono i genitori e ricordo una frase: “Io derivo da quel sorriso e di loro mi resta lo stesso sorriso”.

Continua la lettura

Ecco, anche questa piccola antologia rappresenta in fondo alcune delle cose che sono rimaste, e anche in questo caso ho chiesto ed ho condiviso con altri le scelte. Cose rimaste, scritte da me e scelte da chi amo, da chi mi segue; sia chiaro, anche qualcosa scelto da me in prima persona, insieme a chi cura questa antologia, Luciano: non è che ho lasciato fare tutto ad altri…

Spero sia, così: un piccolo viaggio del tempo di Ezio, in quei dieci anni di vita e di registrazioni. In ogni forma: in orchestra, in quartetto, come direttore, persino organista e come pianista ovviamente.
Una delle magie della musica è far viaggiare nel tempo, fermarlo, dilatarlo o abbreviarlo. Come il viaggio in un buco nero in cui entra un uomo dello spazio. Sarò felice se vi piaceranno queste scelte; ovviamente io avrei incluso più brani ma insomma quelli scelti formano già due dischi, mi ha detto la Sony Classics, la mia nuova casa della musica… E’ questo il primo lavoro insieme e ho deciso di includere anche brani nuovi. Uno è Uncoditioned, Following A Bird che credo ormai sia il brano più conosciuto che abbia scritto, ma qui è in una versione nuova e antica allo stesso tempo (sempre quel potere magico e libero): quella per violoncello e pianoforte che derivava da quella per violino. Chissà che non incida anche quella un giorno, così avrete possibilità di scegliere quella che più vi rappresenta.

L’altro brano è un elemento meteorologico che non avevo mai avuto il coraggio di raccontare fino in fondo, forse perché è quello che più spaventa: la grandine, che in inglese si dice hailstones e hailstorm o Grains (è proprio vero, suona tutto più fighetto in inglese…). È l’elemento più devastante che esista e anche più assurdo, è davvero il cielo che cade sulla terra, come raccontavano i celti, e nessuno ama quel fenomeno che proviene dai cumulonembi più grandi e imponenti che chiamano anche “nuvole re”. Si ha paura della grandine, il suo rumore violento e la sua imponenza vengono accostati dai più a dolori lancinanti e profondi.
L’ho finito poche ore prima di cominciare a registrare. Con me, al violoncello, il mio compagno di sempre, il mio “Brate” come ci chiamiamo tra di noi: Relja Lukic.
Il suo suono è davvero una delle voci che io non posso descrivere, la sentirete in questo disco. E non potevo non chiedergli di essere con me in questa prima avventura, questo altro aprir di stanze nella nuova casa della musica a cui appartengo.

Dove la abbiamo fatto? Ovviamente nel mio amato Teatro Sociale della mia amata Gualtieri e questa volta per esagerare abbiamo anche ripreso in video le registrazioni, per farvelo visitare ed essere con noi!
Troppa roba? Ma no, in fondo è bello cucinare tanto per chi si ama, e poi funziona così per me, cerco di fare tutto fino all’ultimo respiro, di sorridere, di dare, di provare a fare meglio e esser meglio.
Neanche a farlo apposta ho scoperto che questa frase è consonante con alcune poesie della nostra Emily (Dickinson). Eccone una:

Some things that fly there be–
Birds, Hours the Bumblebee–
Of these no Elegy.

Some things that stay there be–
Grief– hills–eternity–
Nor this behooveth me.

There are, that resting, rise.
Can I expound the skies?
How still the Riddle lies!

Mentre scrivo penso ancora, e ancora, a quelle cose che restano e realizzo che le registrazioni, i dischi sono proprio una di quelle cose che restano.
È spesso ciò che resta del suono, dell’idea, del tocco e soprattutto di un momento preciso della vita di un musicista.
Sono quelle fotografie…

Ezio Bosso

Disco 1

  1. J.S.Bach / A.Siloti – Prelude BWV 855a
  2. Smiles For Y
  3. C.Debussy – La fille aux cheveux de lin
  4. Before 6
  5. Sixth Breath, the Last Breath
  6. Rain, In Your Black Eyes
  7. Speed Limit, a Night Ride
  8. Diversion, Street Kisses
  9. Clouds, the Mind on the (Re)Wind
  10. Pines and Flowers

Disco 2

  1. Unconditioned (Following, a Bird)
  2. Mechanical Dolls
  3. The Nights
  4. Tree’s Sacrifice
  5. Emily Dickinson, Who Cares About the Bluebird Sing?
  6. F.Chopin – Prelude Op.28 No.4
  7. Symphony No.1 – Finale: Landfall, We Unfold
  8. Grains (An Hailstorm)
  • Etichetta: Sony Classical
  • Data prima uscita: 18 novembre 2016
  • 2Cd+Dvd

 

 

 

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eziobosso-piano-solo-collection

 

Nella raccolta “The Piano Solo Collection” sono presenti questi brani eseguiti nel CD:

  • Following a Bird (Unconditioned)
  • J.S.Bach / A.Siloti,  Prelude BWV 855a
  • F.Chopin, Preludio Op. 28 No. 4
  • Smiles for Y…
  • Before Six

VEDI

The 12th Room

The 12th Room

Piano solo.
CD1 Musiche di Bach, Bosso, Cage, Chopin, Gluck-Sgambati.
CD2 Bosso – Sonata No. 1 in G Minor for Solo Piano (The 12th Room)

C’è una teoria antica che dice che la vita sia composta da dodici stanze. Sono le dodici in cui lasceremo qualcosa di noi, che ci ricorderanno. Dodici sono le stanze che ricorderemo quando passeremo l’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. E quindi si può tornare alla prima. E ricominciare.

Disco 1

  1. Bosso: Unconditioned, Following a Bird (Out of the Room)
  2. Chopin: Preludio Op. 28 No. 20 (The Burned Room)
  3. Bach-Bosso-Siloti: Stanza BWV855a dalla cantata in Si minore (The God’s Room)
  4. Chopin: Preludio No. 8 Op. 28 (The Dark Room)
  5. Bach- Bosso: Stanza No.2 (The Breakfast Room)
  6. Chopin: Preludio No. 6 Op. 28 (The Painroom)
  7. Bach: Preludio No. 1 dal Clavicembalo Ben Temperato BWV846 (The Building Room)
  8. Bosso: Split, Postcards from Far Away (The Tea Room)
  9. Gluck-Sgambati: Una, melodia di Gluck (The Therapy Room)
  10. John Cage: In a Landscape (The Smallest Room)
  11. Bosso: Missing a Part (The Waiting room G)
  12. Bosso: Emily’s Room (Sweet and Bitter)

Disco 2

  1. Bosso: Sonata No. 1 in G Minor for Solo Piano (The 12th Room)
    • Adagio doloroso, Verso il brio, Con furore, Al tempo primo. (Entering the Rooms)
    • Trio: Sospeso, Dolcemente, Con moto, Agitato. (Dressing the Rooms, Imaginary Room Mates)
    • Finale: Allegro molto, Calmo, Presto, Danza. (The 12th Room)
  • Etichetta: Sony Classical
  • Data prima uscita: 18 novembre 2016
  • 2Cd+Dvd

Disponible su:

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eziobosso-sonata-g-minor

Sonata No. 1 in G minor
from “The 12th Room” for Solo Piano (2015)

L’edizione della Sonata n. 1 in sol minore è un progetto nato dalla collaborazione tra Buxus Edizioni e lo staff editoriale di Hal Leonard Europe, Milano.

VEDI

 

eziobosso-piano-solo-collection

The Piano Solo Collection
from “The 12th Room” for Solo Piano (2015)

Raccoglie gli spartiti dei brani in scaletta nel CD 1 e tre brani da altre opere: Music for Weather Elements (2010-11), Seasong 1 to 4 and Other Little Stories (2011)

VEDI

Music for weather element

Music for weather elements

Musiche composte da Ezio Bosso

Giacomo Agazzini, Violino
Relja Lukic, Violoncello
Ezio Bosso, Pianoforte

Sunrise On A Clear Day 9:43
Clouds, The Mind On The (Re)Wind 7:07
Snow, A Nocturne For Piano 4:25
Rain, In Your Black Eyes 11:03
Thunders And Lightnings 6:04
Air, On The First Star Of The Night 12:32
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
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Symphony No. 2 "Under the Trees Voices

Symphony No. 2 - Under The Trees Voices

Live at Suoni delle Dolomiti

Orchestra Filarmonica ‘900 del Teatro Regio di Torino
Ezio Bosso, direttore

Solisti
Giacomo Agazzini
Cecilia Bacci
Gustavo Fioravanti
Relja Lukic
Davide Botto

Produzione esecutiva
Trentino Marketing s.p.a.

Registrata dal vivo da Marco Oliviotto per LoL Productions snc in Val di Fiemme – Loc. Carigole, Parco di Paneveggio – Pale di San Martino 15-07-2010

Tecnico del Suono
Andrea Bergesio

Mix & Mastering
Marco Oliviotto for LoL Productions s.n.c.

    I. Adagio, Under the Tree’s Voices 9:57  
    II. Allegro, Growing as a tree 14:32  
  :III. Scherzo, Pines and Flowers 5:31  
   IV. Trio, Tree’s Sacrifice 7:20  
  V. Finale, presto, Between men and trees) 9:23  
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
  • Ascolta su Spotify
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Disponibile per il noleggio

  • 8 First Violins
  • 8 Second Violins
  • 6 Violas
  • 6 Cellos
  • 4 Double Basses
Six Breaths

Six Breaths

The London Cellos

Ezio Bosso, Pianoforte e direttore

    Before One 1:53  
  I Breath, Draw Breath 5:47  
  Before Two 1:43  
  II Breath, Out of Breath 3:31  
  Before Three 2:19  
  III Breath, Crying Breath 5:31  
  Before Four 1:10  
  IV Breath, In the same Breath 3:08  
  Before Five 2:14  
  V Breath, Under one’s Breath [Explicit] 3:46  
   Before Six 2:52  
   VI Breath, The Last Breath 5:41
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
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Road Sign Variations

Road Sign Variations

Ezio Bosso & The Buxusconsort

Ezio Bosso – Pianoforte e Direttore

The Buxusconsort
Giacomo Agazzini
Orpheus Papaphilpou
Roberto Tarenzi
Claudia Ravetto
Michael Duncan
Earl Smith
Michale Smith
Pietro Ballestrero

1
Road Signs Variations: Entrance 5:08  
2
Road Signs Variations: Help, The cathedral in the desert 3:59  
3
Road Signs Variations: One Way 5:09  
4
Road Signs Variations: Diversion, Street Kisses 6:00  
5
Road Signs Variations: Speed Limit 4:32  
6
Road Signs Variations: All Directions 3:55  
7
Road Signs Variations: Merge, One Harm hugs 4:48  
8
Road Signs Variations: Split, Postcards from Far Away 8:53  
9
Road Signs Variations: Cross, An Hallelujah 6:05  
10
Road Signs Variations: Stop, You Can’t Stop the resitance 5:36  
11
Road Signs Variations: Round About, Trees of life 9:26  
12
Road Signs Variations: Exit Run 44 3:46  
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
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Symphony no. 1 Oceans

Symphony no. 1 Oceans

Filarmonica ‘900 del Teatro Regio di Torino
Relja Lukic – Violoncello
Ezio Bosso – Direttore

   I. Allegro Giusto “To Plough the Waves” (Atlantic) 15:38  
   II. Trio “Nostalgija, an Immigrant Song” (Arctic) 11:18  
  III. Scherzo “Oceania” (Pacific) 7:22  
  IV. Adagio “White Ocean” (Antarctic) 10:36  
  V. Cadenza 7:51  
  VI. Finale “Landfall, We Unfold” (Indian) 12:48  
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
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Disponibile per il noleggio dal 21 dicembre 2021

  • 1 cello solo
  • 14 First Vln.
  • 12 Second Vln.
  • 10 Viola
  • 8 Cellos
  • 4 Double Basses
  • 4 Horn in F
  • 3 Trumpet Bb
  • 3 Trombone
  • 2 Flute
  • 2 Oboe
  • 2 Clarinet in Bb
  • 2 Bassoon
  • 1 Contrabasoon
  • 1 Tuba
  • 1 Celesta
  • Timpani/Gong/Tamburino/Grancassa

seasong

Seasong 1 To 4 and Other Little Stories

Giacomo Agazzini, Violino
Claudia Ravetto, violoncello
The Buxusconsort Strings
Ezio Bosso – Pianoforte e Direttore

  Before the Sea 5:14  
  The Sea- Prayer 9:13  
  Waves and Hope 8:35  
  Anamì, The sea Goddess 9:51  
  Bitter and Sweet 4:55  
  Smiles For Y… 4:20  
  Who cares about the Bluebird sing 3:53  
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Music for the Lodger

String Quartet N. 5 - Music for The Lodger

Ezio Bosso, compositore

Quartetto D’Archi di Torino
Giacomo Agazzini, violino
Umberto Fantini, violino
Andrea Repetto, viola
Manuel Zigante, violoncello

  Introduction 6:55  
   Adagio, The Arrival 7:54  
  Andante, Connections 7:07  
   Presto, Danger in The House 2:06  
  Intermezzo 1, Mechanical Dolls 1:23  
  Intermezzo 2, The Hunting 1:44  
   Moderato, The Seduction 5:22  
  Adagio, Sickness 2:49  
  Allegretto, Discover you 4:33  
  Lento, An Impossible love 3:38  
  Presto, You Are Mine! 9:15  
  Grave, Alone Before the End 1:58  
  Finale, Allegro con fuoco, The Lynch
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
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Esoconcerto

Violin Concerto No. 1 - The EsoConcerto

The Buxusconsort Strings

Ezio Bosso – Direttore
Giacomo Agazzini, Violino
The Buxusconsort Strings

    I. Allegro Molto 7:29  
  II. Adagio 11:35  
  III. Presto con Fuoco 7:24
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
  • Ascolta su Spotify
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Disponibile per il noleggio

  • 1 Vln. solo
  • 6 First Violins
  • 6 Second Violins
  • 4 Violas
  • 4 Cellos
  • 3 Double Basses
The Nights

The Nights - The Way of 1000 and One Comet

“The Nights”, String Quartet No.2
“The Way of 1000 and one Comet”, String Quartet No.3

Ezio Bosso – Compositore, Contrabbasso

Quartetto D’Archi di Torino
Giacomo Agazzini, violino
Umberto Fantini, violino
Andrea Repetto, viola
Manuel Zigante, violoncello

1
String Quintet N. 2 “The Nights”: The Nights (African Night) 4:41  
2
String Quintet N. 2 “The Nights”: I’m Born Child (African Skies) 4:34  
3
Quartet No.3 The Way of 1000 and One Comet: Adagio, The Last Black 5:05  
4
Quartet No.3 The Way of 1000 and One Comet: Allegro Gibigianna 6:49  
5
Quartet No.3 The Way of 1000 and One Comet: Moderato, Gagarin 10:39  
6
Quartet No.3 The Way of 1000 and One Comet: Presto, The Way of 1000 and One Comet 5:40  
7
Quartet No.3 The Way of 1000 and One Comet: Allegretto, The Sky Seen from the Moon 9:55
  • Etichetta: Sony Classical
  • 2017
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Interpretazioni

Sentido unico/Sens Unique

Sentido Unico/Sens Unique

Music by Astor Piazzolla

Gustavo Beytelmann, piano
Ezio Bosso, double bass
Luis Agudo, drums and percussions

1. Lo que vendrà (8:28)
2. Rio Sena (5:46)
3. Contrastes (5:34)
4. Imperial (6:15)
5. Maron y azul (7:02)
6. S.V.P. s’il vous plait (6:42)
7. Oblivion (5:14)
8. Sentido Unico (8:44)
9. Chau Paris! (6:02)

live recorded in Italy, december 2001

NBB Records

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Giovanni Bottesini: Musica Con Contrabbassso Product Image Giovanni Bottesini: Musica Con Contrabbasso

Giovanni Bottesini: Musica Con Contrabbasso

Tindaro Capuano, clarinet
Ezio Bosso, double bass
Leonardo Colonna, double bass
Luca Brancaleon, piano
Massimo Polidori, cello
Silvio Bresso, violin

  • Bottesini: Allegro di Concerto alla Mendelssohn
  • Bottesini: Duetto For Clarinet, Double Bass & Orchestra
  • Bottesini: Duo Concertante on Themes from Bellini’s I Puritani for cello, double bass and orchestra
  • Bottesini: Gran Duo Concertante for violin, double-bass & strings
  • Bottesini: Grande Allegro di Concerto
  • Bottesini: Passioni amorose for two double basses and piano/orchestra
  • Bottesini: Reverie
  • Bottesini: Romanza Patetica
  • Etichetta: Stradivarius
  • Anno di uscita: 1995
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Colonne sonore

Il ragazzo invisibile

Regia: Gabriele Salvatores
Anno: 2014

Fantasia for Violin and Orchestra
London Symphony Orchestra
Ezio Bosso, Composer and Conductor

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Rosso come il cielo

Rosso come il cielo

Regia: Cristiano Bortone
Anno: 2007

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Quo vadis, Baby?

Quo vadis, Baby?

Regia: Gabriele Salvatores
Anno: 2005

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Io non ho paura

Io non ho paura

Regia: Gabriele Salvatores
Anno: 2003

Fuori catalogo

Un Amore

Un Amore

Regia: Gianluca Tavarellli
Anno: 1999

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